Un pezzo della 152 Batteria a servizio finito

Tipologia Fotografia
Data cronica
Novembre 1918
[VUOTO]

Numerazione definitiva

Prefisso
Gustavo Gaia
Numero definitivo
213

Indicazioni sul soggetto

Fotografia di un cannone parzialmente mimetizzato dalle sterpaglie. Si tratta dell'obice da 305/17 caricato su un carro per consentire il trasporto a traino a mezzo trattore d'artiglieria.

Descrizione fisica

Fotografia in bianco e nero di dimensioni 6x4 cm.

Note

L’obice Armstrong-Pozzuoli da 305/17 montato su affusto a piattaforma mod. Garrone. All’epoca fu il pezzo a tiro curvo di maggiore potenza e, per ampiezza dei settori di tiro in elevazione e direzione, per efficacia distruttiva del suo proietto, precisione di tiro e gittata, rappresentò la più valida bocca da fuoco pesante d’assedio del Regio Esercito. Considerato il migliore del suo calibro e superiore al mortaio austriaco da 305 per gittata e letalità delle munizioni, era tuttavia più pesante, voluminoso e più difficilmente movibile. Per il traino il pezzo veniva scomposto in quattro parti posizionate su carri ruotati trainati da trattori Pavesi-Tolotti e più tardi anche dai Breda TP 32: pertanto un carro trasportava l’obice, il secondo l’affusto, un altro ancora la piattaforma e l’ultimo era il carro gru per la messa in batteria del pezzo con il cassone-vomero piramidale. Il tempo medio per le operazioni di messa in batteria in terreni di media consistenza era di circa quindici ore, sei delle quali impiegate per scavare una buca di forma quadrata di tre metri di lato e profonda uno e mezzo: in essa veniva affondato il cassone-vomero sopra il quale era sistemata e ancorata la piattaforma. Su quest’ultima poggiava l’affusto ruotante: l’affusto Garrone constava di culla, manicotto con orecchioni e di un congegno di elevazione che poteva spostare culla e obice per un settore verticale di tiro fino a + 65° da qualsiasi angolo di inclinazione. Il settore orizzontale di tiro era di 360°. La squadra di servizio era costituita da un capopezzo, undici serventi e un operaio di artiglieria. In batteria il pezzo pesava circa 33.800 kg, sparava vari tipi di proietti in ghisa acciaiosa o d’acciaio del peso non superiore ai 442 kg e a una distanza massima di 17.600 metri e a una velocità iniziale di 545 metri al secondo. La cadenza di tiro normale era di un colpo ogni 12 minuti, quella massima di un colpo ogni 5.